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Lugano/Berna, 18 febbraio 2010 – Le popolazioni del Sud sono vittima delle regole ingiuste del commercio internazionale che minacciano il loro diritto al cibo. Le Nazioni Unite stimano a oltre un miliardo il numero di persone che soffrono la fame nel mondo. La Campagna ecumenica di Sacrificio Quaresimale e Pane per tutti “Più giustizia nel commercio” propone alternative: commercio equo e sviluppo dei mercati regionali. Le cittadine e i cittadini svizzeri hanno già orientato i loro consumi verso questo tipo di mercati, mentre le amministrazioni pubbliche si dimostrano pessimi allievi. È quanto rivelano i risultati di uno studio realizzato dalle due organizzazioni di cooperazione internazionale.
«Le regole ingiuste del commercio internazionale fanno perdere ai paesi poveri, ogni anno, 700 miliardi di dollari» dichiara Beat Dietschy, segretario generale di Pane per tutti, riferendosi al rapporto delle Nazioni Unite. Questa cifra supera abbondantemente l’ammontare destinato all’aiuto allo sviluppo. Parallelamente la speculazione sulle derrate alimentari fa aumentare i prezzi, mentre le esportazioni a basso costo dei paesi europei mettono in seria difficoltà l’agricoltura locale. I piccoli produttori non ricevono neppure una briciola degli enormi benefici che questo mercato genera. Una situazione drammatica rappresentata sotto forma di una partita a poker sui manifesti e lo spot televisivo della Campagna ecumenica di Pane per tutti e Sacrificio Quaresimale, in collaborazione con Essere solidali. Il commercio mondiale necessita dunque di paletti affinché i diritti fondamentali quali il diritto al cibo siano garantiti.
Souleymane Bassoum, coordinatore del programma di Sacrificio Quaresimale in Senegal, spiega in che modo il commercio internazionale riduca alle fame i piccoli produttori senegalesi: «Ogni anno la produzione indigena di riso, che copre appena il 10% del mercato nazionale, ha sempre più difficoltà di smercio, a causa della concorrenza sleale dei paesi asiatici, che importano in Senegal riso a volontà». Le importazioni a basso costo distruggono il mercato locale, dal momento che i prezzi delle derrate alimentari provenienti dall’estero sono al di sotto dei costi di produzione. Le conseguenze sono gravi: denutrizione, problemi di salute, esodo rurale. I partner di Sacrificio Quaresimale hanno trovato una soluzione per instaurare un commercio più giusto: favorire il commercio locale attraverso la creazione di reti, con cui commercializzare prodotti della regione. Così facendo il valore aggiunto resta nel paese e nelle mani dei produttori locali.
Chiamata a fare il punto sulla situazione in Svizzera, Simonetta Sommaruga – presidente della Fondazione per la protezione dei consumatori – afferma: «Le consumatrici e i consumatori svizzeri acquistano molti più prodotti del commercio equo delle amministrazioni pubbliche». I risultati dello studio di Pane per tutti e di Sacrificio Quaresimale mostrano situazioni contrastanti. In alcuni cantoni vi è già stata una presa di coscienza, come Zurigo, che nei suoi acquisti pubblici applica criteri sociali e ambientali; altri non hanno alcuna direttiva al riguardo. Taluni cantoni ricorrono alle esigenze economiche come giustificazione per non fare nulla. Eppure le amministrazioni che hanno già introdotto criteri sociali e ambientali non hanno registrato alcun aumento significativo dei costi. Tutte le amministrazioni pubbliche segnalano un bisogno di obiettivi e linee direttrici chiare, da parte della politica, per rinforzare il commercio equo. È quanto sostiene anche Simonetta Sommaruga.
Antonio Hautle, direttore di Sacrificio Quaresimale, riassume le rivendicazioni delle due organizzazioni di cooperazione internazionale in quattro punti:
1. Chiediamo regole del commercio che garantiscano il diritto al cibo delle popolazioni del Sud.
2. È necessario un nuovo orientamento della politica agricola
3. Bisogna incoraggiare progetti al Sud che contribuiscano ad assicurare le basi vitali e una vita degna per tutte e tutti.
4. Mostrare ai consumatori privati e alle amministrazioni pubbliche che esistono alternative al commercio attuale: commercio equo, economia solidale, sistemi di condivisione, ecc.
Risultati dello studio, dossier stampa e foto: www.dirittoalcibo.ch
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