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Lugano/Berna, 17 settembre 2009 – La Svizzera deve non solo ridurre le proprie emissioni di gas a effetto serra ben al di là di quanto previsto dal Consiglio federale, ma anche sostenere finanziariamente i Paesi poveri nel far fronte alle conseguenze dei cambiamenti climatici. È quanto emerge da uno studio di Pane per tutti e Sacrificio Quaresimale. Le due organizzazioni di cooperazione allo sviluppo oggi a Berna hanno depositato alla Cancelleria federale una petizione indirizzata al Governo, nella quale si rivendica un maggior impegno da parte della Svizzera a livello di politica climatica.
Le cifre emerse dallo studio “Giustizia nei cambiamenti climatici – gli obblighi della Svizzera” presentato oggi da Sacrificio Quaresimale e Pane per tutti parlano chiaro: la Svizzera deve ridurre del 130% le sue emissioni annuali di CO2 entro il 2020, di cui il 40% in patria e il 90% all’estero. Con la ratifica della convenzione sul clima la Svizzera si è impegnata a partecipare alla difesa del clima secondo il principio delle “responsabilità e capacità comuni ma differenziate”. Lo studio per la prima volta indica che cosa questo concretamente significhi per la Svizzera.
Tre le raccomandazioni formulate: innanzitutto la Confederazione deve dare il buon esempio spingendo anche gli altri Stati industrializzati ad agire. Oltre alla sua proposta di una tassa mondiale sulle emissioni di CO2, la Svizzera dovrebbe poi creare condizioni quadro che permettano il trasferimento a livello internazionale di aiuti finanziari e di tecnologie dai Paesi ricchi a quelli poveri tramite finanziamenti supplementari, senza cioè intaccare i fondi destinati all’aiuto allo sviluppo.
Lucrezia Meier-Schatz, presidente del Forum di fondazione di Sacrificio Quaresimale, invita il Consiglio federale a fare le cose per bene in occasione della Conferenza ONU sul clima che si terrà a inizio dicembre a Copenhagen: «Senza obiettivi chiari e indicatori inequivocabili qualsiasi trattativa si trasforma in una farsa». La consigliera nazionale auspica che il Consiglio federale contribuisca alla formulazione di sanzioni contro gli Stati che non sottoscrivono il protocollo sul clima, altrimenti «gli strumenti per costringere i Paesi ad adempiere agli obblighi presi sono insufficienti».
Esaudire tale rivendicazione, secondo Miges Baumann di Pane per tutti, è una questione di giustizia: «Come la maggior parte dei Paesi industrializzati la Svizzera in passato ha gravato eccessivamente sull’atmosfera. Con il nostro stile di vita e di consumare abbiamo vissuto sulle spalle degli altri e adesso dobbiamo pagarne il prezzo».
Rispetto a queste richieste le proposte del Consiglio federale risultano deludenti. Intende ridurre le emissioni di CO2 soltanto del 20% entro il 2020, allineandosi a quanto l’Unione europea intende fare. «Il Consiglio federale per così dire gioca sporco a scapito dei Paesi poveri – critica Miges Baumann –. È disonesto, considerato che per gli Stati ricchi l’asticella è posta molto più in alto».
Per dare maggior forza alle proprie rivendicazioni, Pane per tutti e Sacrificio Quaresimale hanno consegnato oggi la loro petizione “Giustizia nei cambiamenti climatici”. Ben 10’569 persone, oltre a sottoscriverla, si sono impegnate a ridurre le proprie emissioni di CO2. Il testo chiede al Governo svizzero che, in occasione della Conferenza ONU sul clima di Copenhagen, si attivi per un nuovo accordo vincolante.
Qui è possibile scaricare in formato PDF lo studio "Giustizia nei cambiamenti climatici - gli obblighi della Svizzera" (in inglese).
Per maggiori informazioni:
Miges Baumann, Politica di sviluppo di Pane per tutti, 031 380 65 72, 079 471 66 60
Daria Lepori, responsabile regionale di Sacrificio Quaresimale, 091 922 70 47
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