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Perù: i vescovi invitano al dialogo (16.06.2009)

Più di 30 persone hanno perso la vita lo scorso 5 giugno durante scontri fra la popolazione autoctona e le polizia in Perù. La manifestazione pacifica contro lo sfruttamento di petrolio, iniziata circa due mesi fa, è sfociata nella violenza. Le proteste sono indirizzate alla politica del governo del presidente Garcia che apre le porte a imprese d’estrazione mineraria per lo sfruttamento delle ricchezze della foresta amazzonica. Questo fatto minaccia direttamente le risorse vitali delle popolazioni autoctone della regione amazzonica (Indios).

Stando ai manifestanti, la polizia ha sparato sulla folla da un elicottero. Gli autoctoni affermano che loro invece erano muniti solo di lance. Già giovedì 3 giugno, durante l’occupazione di un’installazione di estrazione petrolifera nei pressi di Bagua, gli Indios avevano preso in ostaggio 38 poliziotti. Dopo le sommosse in occasione degli sbarramenti sulle strade, i circa 1500 occupanti hanno minacciato di appiccare il fuoco all’installazione, se la polizia non avesse posto fine alla violenza. Sabato l’esercito ha tentato di liberare gli agenti di polizia e, stando a quanto indicato dalle autorità, tale offensiva si è conclusa con la morte di nove ostaggi e la liberazione di altri 22 (dei 38 totali presi in ostaggio).

Lo scorso 9 giugno l’arcivescovo Miguel Cabreios ha lanciato un appello alla calma dopo che più di 30 manifestanti erano stati uccisi dalle truppe governative. Il presidente della conferenza episcopale del Perù, Cabreios, si è così espresso:

«Abbiamo visto arrivare questa catastrofe. La popolazione indios è stata dimenticata. Dobbiamo ascoltarla. Dobbiamo integrare la sua visione del mondo. Essa pensa in modo differente rispetto a noi. Ciò che può essere un bene per noi, può essere mortale per lei. Protegge l’acqua e la terra perché sono vitali per lei. Noi abbiamo un problema di comprensione. Di fronte alla gravità di una tale situazione, dobbiamo innanzitutto pensare al Perù, al suo bene comune. Le autorità non possono semplicemente imporre la loro volontà. Ma non è neppure accettabile che una parte della popolazione eserciti una simile pressione nel Paese. Bisogna trovare il modo di risolvere questo conflitto in modo pacifico».

Da diversi anni Sacrificio Quaresimale sostiene l’organizzazione CAAAP della regione amazzonica, che si batte per il riconoscimento politico della diversità culturale della popolazione peruviana. Grazie a modesti contributi sostiene incontri della conferenza dei vescovi peruviani.

Fonte: CAFOD, UK / nachrichten.ch / Hugo Orlando de la Cruz, coordinatore per il Programma Perù.
Foto: www.catapa.be


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